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Watchmen - il film
Pubblicato in ucHronia da Leo Sorge
In questo blog non può non trovar posto Watchmen, l'evidente ucronia di Alan Moore (disegnata da Dave Gibbons) portata sul grande schermo da Zack Snyder. L'argomento non è centrale, ma ci provo lo stesso, collocandomi nell'evoluzione degli effetti speciali nel cinema.L'ucronia dei Watchmen è la più semplice delle ambientazioni delle tre ultime graphic novels, da Sin City a 300. Infatti è anche quella che meno cattura l'occhio, almeno a mio avviso: ma è anche la più cruda, la più chiara, la più esplicita nel frustare l'umanità, spiegandoci che la morale si piega sempre e quindi non esiste come valore assoluto ma solo con entrambe le facce estreme.

La realizzazione su grande schermo ha una serie di meriti -in assoluto ed anche sullo stesso fumetto- ma in particolare rende esplicita la scansione giornalistica dei fatti: sì, Watchmen è un telegiornale! Guardatelo e sappiatemi dire.

Ho impiegato un po' a scrivere questo post perché il bel sito del film è inadatto al mio netbook con schermo da 10" e formato 16/9. Francamente mi sembra anche un errore di progetto, ma in queste cose bisogna avere più informazioni della semplice osservazione sul prodotto finito. Compensa in parte la partenza random del sito su uno dei personaggi principali: collegandosi al sito non esce sempre la stessa pagina.

(In alto lo schermo del portatile, in basso quella del netbook)



Che Newton mi perdoni

Parlando di effetti speciali, a mio parere questo film segue ciò che Aristotele reclamava, ovvero la necessaria invisibilità del trucco (mi si perdoni la maestosità delle citazioni). Mi spiego meglio.

L'Occidente (arieccolo!) è prigioniero della razionalità e questo ha sempre influito anche sugli FX (effects), principalmente nei movimenti dei super-eroi, morbosamente attaccati al volo parabolico. Il software che riproduce movimenti fedeli al modello meccanico, però, sullo schermo sono assolutamente falsi ed allontanano dalla visione. Il fatto è ulteriormente amplificato dal passaggio fumetto-video: la fluidità è nemica della fantasia che completa i suggerimenti appena accennati dalla discontinuità delle vignette.

Viceversa gli orientali, che hanno una mente ideogrammatica e non razionalista, cercano di riprodurre i movimenti nel mondo più attraente possibile per l'occhio. In questo lo spartiacque per il grande pubblico è senz'altro stato "La tigre e il dragone": i voli diretti da Ang Lee sono tanto irragionevoli quanto affabulatori, e al diavolo Newton.


Stelle luminose

Ora proprio nei supereroi questa dicotomia è stata colmata, nel primo Spiderman di Raimi e del vecchio ma fantastico Stan Lee. In Spiderman i movimenti non sono newtoniani: osservateli bene, e guardateli anche nel maltrattato Hulk di Ang Lee (guarda un po'). Ma i supereroi della Marvel sono ormai codificati, immutabili, fantastici animali d'un circo dalle regole immutabili. per vedere come uscirne servono senz'altro opere diverse, più ragionate, veri romanzi al tratto. Graphic novels, insomma. E "300" è per me "numero uno".


Certo la fantascienza è ormai disciolta nelle narrazioni realistiche o pseudorealistiche, per cui fare un film di SF è un problema. Heroes c'è riuscito finché non ha dovuto accettare la predominanza del viaggio del tempo su tutti gli altri topos:se c'è quello, dev'essere il centro della storia. E poi Heroes è una serie, non un film, non un fumetto (principalmente).

E sul tema della diversità "eroica", adesso, coraggio: qualche produttore mi porti sullo schermo anche Rising Stars di Straczynski. Vero, Raimi?

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Tag: ang lee  animazione  sam raimi  stan lee  watchmen  zack snyder
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