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Crossmedia da bere
Pubblicato in ucHronia da Leo Sorge
Torno volentierissimo su Cross-media, le nuove narrazioni (Apogeo 2009), l'ultimo libro di Max Giovagnoli, annunciato su ucHronia a gennaio e sul quale è ora disponibile anche un booktrailer dal quale è preso il frame qui a lato..
Non per blandire l'autore o l'editore, dico subito che il testo centra il suo obiettivo principale: il capitolo 2, dedicato alla crossmedialità, è decisamente azzeccato.
Ciò detto, personalmente ho trovato il resto per lo più di difficile fruizione, e vado a spiegare perché.
A giudicare dal titolo, la mia impressione era che fosse un testo di primo livello, quindi didattico. Invece è per molte parti un testo di secondo livello, per un pubblico già addottorato ma non sui tanti argomenti presenti. In sé non è molto didattico e per lo più elenca commenti a situazioni che si ritengono già note al lettore, anche se incisi, note e bibliografie dovrebbero aiutare (e in generale si limitano a richiamare).

Crossmedialità ok
Il testo è abbastanza didattico nell'argomento principale, ovvero teoria e pratica della crossmedialità. Grazie ad un progetto sviluppato integralmente, quel proiettili per scrittori tuttora blog dell'autore (vedi immagine sottostante), la definizione della crossmedialita, la sua differenza dalla convergenza e una ricca esemplificazione di come far uso di entrambe, ma soprattutto della prima, sono immediatamente fruibili ad un vasto pubblico.
Sono ben chiari anche altri argomenti -tra i quali machinima e mmorpg-, ma per nessuno si ha la percezione d'uina architettura di riferimento come per il crossmedia puro.




Raffronti con il romanzo
Interessante ma un po' periferica la presentazione di quattro paradigmi di scrittura: le dodici stazioni al viaggio dell'eroe, i sistemi di trasformazione dei personaggi e la struttura a due obiettivi. I quattro modelli di narrazione vengono poi quasi nascostamente collegati al classico modello di Syd Field, che non viene esplicitamente citato come paradigma, ma che è la struttura di riferimento implicita come confronto per tutti e quattro i modelli proposti. D'altronde lo stesso Field, che si occupa essenzialmente di sceneggiatura di film, prese molto dalla struttura della tragedia greca.
A sua volta quasi subliminalmente la struttura a due svolte e tre atti viene collegata a quella a due obiettivi e anche all'inganno (mindfucking), che ne condivide molti elementi.

Ne facciamo due libri?
L'elencazione di molti mondi, visti come una soggettiva in apnea tipica dei videogiochi sparaspara degli anni '80, risulta di difficile lettura.
Un sorriso m'è partito sulla conclusione, molto basata su testi e frammenti di struttura dell'universo nei sensi (e dai testi) migliori. Intuisco -e potrei sbagliarmi- che l'obiettivo fosse di rientrare nell'ordito del reale dalla cucitura principale, ma a me è sembrata una smagliatura a tutti gli effetti.
Mi piacerebbe vedere lo stesso testo con una diversa struttura: suddiviso in due libri, con maggiore didattica di primo livello e meno gusto per il termine o la citazione colta. L'esposizione di Max e la distribuzione di Apogeo potrebbero permettere una seconda edizione in tempi abbastanza brevi, rendendo possibile proseguire il tempo di vita del lavoro con la successiva uscita di una riscrittura più didattica a mio avviso, come detto, su due libri di minori dimensioni.
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Tag: apogeo  crossmedia  giovagnoli  machinima  mindfucking  mmorpg
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