Tempo fa, tra il serio e il faceto, avevo pubblicato un post (Come si scrivono le leggi a Brobdingnag) in cui citavo un passo dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Switf, che diceva in modo paradossale le stesse cose (più o meno) dell'Accordo interistituzionale sugli orientamenti comuni relativi alla qualità redazionale della legislazione comunitaria, sottoscritto il 22 dicembre 1988 da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea. In questo testo, si legge: "Il Parlamento europeo ritiene che le istituzioni e/o gli Stati membri non debbano adottare dichiarazioni interpretative in quanto l'atto legislativo comunitario deve essere comprensibile di per sé. L'adozione di dichiarazioni interpretative non è affatto prevista nei trattati ed è incompatibile con la natura del diritto comunitario". Ma i meccanismi di traduzione degli atti normativi comunitari (ben descritti da Laura Mori, in un saggio nel volume Il mondo in Italiano, di Barbara Turchetta, edito da Laterza nel 2005) producono un risultato ben diverso, ovviamente non a causa della qualità dei traduttori.