La nuova legge "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile" introduce al Capo III della Legge 23 agosto 1988, n. 400, un nuovo articolo, intitolato "Chiarezza dei testi normativi".
Lo cito:
1. Il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, provvede a che: a)
ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme
vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme
sostituite, modificate, abrogate o derogate;
b) ogni rinvio ad
altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in
regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica
amministrazione, contestualmente indichi, in forma integrale o in forma
sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla
quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle
norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare.
2. Le
disposizioni della presente legge in materia di chiarezza dei testi
normativi costituiscono princìpi generali per la produzione normativa e
non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo
esplicito.
3. Periodicamente, e comunque almeno ogni sette anni,
si provvede all'aggiornamento dei codici e dei testi unici con i
medesimi criteri e procedure previsti nell'articolo 17-bis adottando,
nel corpo del testo aggiornato, le opportune evidenziazioni. 4. La
Presidenza del Consiglio dei ministri adotta atti di indirizzo e
coordinamento per assicurare che gli interventi normativi incidenti
sulle materie oggetto di riordino, mediante l'adozione di codici e di
testi unici, siano attuati esclusivamente mediante modifica o
integrazione delle disposizioni contenute nei corrispondenti codici e
testi unici.
Niente di nuovo: il 2 ottobre 2008 avevo pubblicato il post Chiarezza dei testi normativi
che commentava l'articolo 25 di un disegno di legge del ministro
Angelino Alfano, articolo che era sostanzialmente identico. Rimando il
lettore a quel post, per i commenti che allora facevo.
Qui, però, vorrei aggiungere una riflessione su chi sia il destinatario di questa chiarezza.
Il cittadino comune? Vediamo. L'esplicitazione più o meno completa dei
riferimenti ad altre norme è utile al cittadino solo nel caso in cui
una legge aggiunga un nuovo articolo a una legge preesistente o ne
modifichi qualche parte, e quando questa modifica vada integrata nel
testo della legge preesistente a cura del lettore. Negli altri casi, il
cittadino deve capire cosa le legge dice, e questo concetto di
chiarezza non lo aiuta. Del resto, non è che, dal punto di vista
linguistico, questo articolo sia scritto in un italiano buono, moderno
e privo di tante connotazioni del tutto inutili. Qualche esempio:
* costruzioni desuete (es. provvede a che);
* perifrasi (es.: sia diretta a sostituire > sostituisca);
* stile telegrafico (es. atti di indirizzo e coordinamento; mediante modifica o integrazione);
* tecnicismi ambigui (es.: ovvero. Su questo argomento, rimando al mio post Abolire 'ovvero');
* marcatezze sintattiche (es. anteposizione dell'aggettivo al nome -
presente legge -; e dell'avverbio al verbo - contestualmente indichi)
* sovrabbondanza di passivi e di subordinate implicite (es. previsto dall'art. 17 bis);
* ambiguità (es. l'impersonale "si provvede", a chi si riferisce? A me
parrebbe al Governo. Se così fosse, perché non dirlo, appunto,
chiaramente?);
* il participio presente con valore verbale (incidenti sulle);
* nominalizzazioni (es. oggetto di riordino > che devono essere riordinate).
Insomma, in poche righe, un campionario pressoché completo dei fenomeni
linguistici che riducono la chiarezza del testo. È evidente, dunque,
che il legislatore non pensava alla chiarezza linguistica, dunque non
pensava al cittadino comune.
E veniamo a un altro destinatario, dunque: il professionista, cioè un
avvocato, un giudice, un funzionario di un'organizzazione pubblica come
l'INPS o l'Agenzia delle Entrate, o di un'organizzazione privata, come
Confindustria ecc. Il professionista certamente beneficia di questo
concetto di chiarezza, perché riesce a ricordare più facilmente cosa
dicano le altre leggi, e a reperirle più rapidamente per confrontarle
con la nuova e capire cosa è cambiato. Questo concetto di chiarezza,
dunque, poiché riguarda la cultura specifica su quello specifico
argomento, è pensato per un professionista specializzato.
Vi è però anche un altro professionista, che si dà per scontato che non
abbia bisogno di chiarezza: il singolo deputato o senatore. Quando si
parla di chiarezza, la si invoca da lui per il cittadino e per il
professionista, dando per scontato che per lui le leggi siano chiare
perché... le scrive. Dunque si pensa: siccome le scrive, le capisce. Ma
il fatto è che la chiarezza di una legge non è solo una questione
linguistica, è anche una questione culturale, cioè è una questione che
attiene a quanta conoscenza giuridica abbia il lettore. Da anni si
parla di semplificazione legislativa anche e anzi soprattutto a
proposito dei processi di riduzione del numero delle leggi, che in
Italia è straordinariamente superiore a quello di parecchie altre
nazioni, come per esempio la Francia. I Testi Unici sono un esempio di
come questo processo vada avanti. Ridurre il numero delle leggi rende
più semplice al cittadino destreggiarsi per capire cosa deve fare, ma
vi è anche un'altra questione: che rende più facile al legislatore di
legiferare. Infatti, molte leggi, soprattutto quelle molto vecchie e
molto frequentemente aggiornate e modificate, condizionano parecchio la
stesura di nuove leggi, perché una nuova legge deve essere compatibile
con le precedenti, finché restano in vigore.
Ecco dunque il dubbio che il destinatario principale di questo tipo di chiarezza siano i deputati e i senatori medesimi.
Se così fosse, il re si è denudato da se stesso. Con una certa classe,
o per meglio dire, con una certa reticenza (che non equivale certo alla
chiarezza). Non è una bella notizia - lo dico da cittadino - sapere che
chi fa le leggi è talmente insicuro di quello che fa che si dà una
legge per obbligarsi a capire quello che fa. Il rischio per noi è che
la giungla delle leggi produca leggi della giungla.