USERNAME:
PASSWORD:
Da PEC a CEC-PAC: un'evoluzione?
Pubblicato in Office World da Francesco Forestiero
Ho scritto diversi post sulla Posta Elettronica Certificata e sui suoi "lati oscuri". E non solo io. Ne hanno parlato a lungo anche numerosi esperti di diritto e di informatica. Ma non è servito...

In molti sulla Rete hanno espresso le loro perplessità, soprattutto in riguardo alla tecnologia utilizzata. Ma niente. Non c'è stato nulla da fare.

Il Governo ha portato avanti la sua linea, senza minimamente considerare le strade alternative, come i certificati digitali S/MIME, ad esempio, caldeggiati da molti. Ma nulla. È stato tutto inutile.

Anzi, il Governo invece di un passo indietro, ne ha fatto uno avanti. E ha creato il CEC-PAC: "uno strumento di comunicazione tra PA e cittadini"...

È veramente una storia che sembra non avere fine quella della PEC. Uno Zibaldone come l'ha definita l'Associazione Cittadini di Internet. Una strana, brutta storia italiana, come la etichetterebbe il giallista Carlo Lucarelli.



Qualche mese fa (assieme ad Andrea Ricco) ho cercato di trovare una logica nel caos creato dai provvedimenti, dalle leggi e dai commenti fatti sulla PEC. E forse c'ero anche riuscito. Ma poi, ecco nuovamente il disordine. Sono passati pochi mesi, e tutto è andato in fumo. La logica è sparita. Sono apparse nuove normative, nuove promesse e nuovi mutamenti che, ancora una volta, si sono rivelati poco chiari. Come il CEC-PAC, ad esempio.

Beh, questa mattina mi sono detto: "è giunto il momento di rimettere in ordine le idee". E l'ho fatto. Anche se devo ammeterlo: è stato difficile. E per farlo, mi sono avvalso anche questa volta, dell'aiuto dell'amico Ricco, che nel mare della confusione sulla PEC, nuota benissimo.

Vi lascio quindi al suo commento finale, ricordandovi l'inchiesta sulla Posta Elettronica Certificata pubblicata qualche mese fa.

A presto.

*****

Quasi come un'epopea senza fine, la favola italiana della PEC continua nella sua strana "evoluzione", cambiando anche nome, e trasformandosi in CEC-PAC: un canale di comunicazione esclusivo tra PA e cittadini.

Ma procediamo per gradi.

L'articolo 16‐bis del DL 29 novembre 2008 n. 185 (convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della Legge n. 2 del 2009), aveva stabilito l'attribuzione senza oneri di una casella di PEC ai cittadini che ne facessero richiesta, unitamente alla condizione che le comunicazioni transitanti per la predetta casella di PEC dovessero essere senza oneri. A garanzia di quanto già previsto, con il DPCM del 6 maggio 2009 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.119, il 25 maggio 2009) il ministro Brunetta ha sancito le modalità di rilascio e di uso della casella di PEC assegnata ai cittadini, prevedendo che sia attribuito ad ogni cittadino che ne faccia richiesta un indirizzo di PEC a titolo non oneroso, da utilizzare per tutte le comunicazioni con la P.A.

Detta così ci sarebbe da chiedersi dove sia il problema. Mi regalano una casella PEC per comunicare con le Pubbliche Amministrazioni. Un dono di Natale con largo anticipo, perché lamentarsi? Per comprendere meglio il panorama che si sta delineato, è bene tornare a quello strano nome che ritroviamo all'inizio di questo post, ovvero CEC-PAC. Con questo termine si indica un servizio di Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino che non consente però comunicazioni al di fuori di questo canale, che possiamo definire "canale chiuso". Detto in soldoni, il ministro Brunetta ci regala un servizio utilizzabile solamente per comunicare con le PA, e non per scambiare dati con altri cittadini, studi commerciali, aziende, ecc.

Ma il focus su cui incentrare l'attenzione è il prezzo di questo "canale chiuso".

Prezzo?! Ma non era gratuito? Ebbene, per determinare quale sarà il gestore dei servizi offerti dal CEC-PAC è stata indetta una gara di appalto pubblico, con bando pubblicato lo scorso 5 agosto 2009 sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e sulla Gazzetta Ufficiale Italiana 5^ serie speciale n. 94 del 12 agosto 2009. Tale bando prevede un importo globale per la concessione dei servizi del CEC-PAC pari a € 50.000.000, con € 25.000.000 (iva esclusa) per un periodo di 4 anni, più ulteriori € 25.000.000 (iva esclusa) nell'ipotesi di esercizio dell'opzione per successivi 4 anni.

Ecco dunque che la tanto decantata "non onerosità" del CEC-PAC cade come un castello di carte. Ma proviamo a questo punto a fare qualche calcolo. Sono previsti € 25.000.000 per 4 anni, che significa  € 6.250.000 l'anno per l'erogazione dei servizi del CEC-PAC. Considerando un costo di € 5,00 a casella PEC (per non prendere in esame costi di gestori che vendono la PEC a prezzi più alti), abbiamo 6.250.000/5 = 1.250.000. Ovvero, con la cifra stanziata dallo stato si potrebbe coprire una eventuale richiesta di poco più di un milione di cittadini. A questo punto è lecito chiedersi se questo sia un numero sufficiente a soddisfare tutte le eventuali richieste. Come previsto nell'allegato A del DPCM del 6 maggio 2009, infatti, qualunque cittadino italiano maggiorenne, compresi i cittadini residenti all'estero, può chiedere l'attivazione di un'utenza personale di Posta Elettronica Certificata.

Se ciò non bastasse a far sorgere perplessità su questa iniziativa, è la struttura del servizio in se a far riflettere. Il CEC-PAC si compone infatti di servizi di base "gratuiti" e servizi accessori a pagamento. Fra i primi ritroviamo:

•     il servizio di notifica tramite posta elettronica tradizionale dell'avvenuta ricezione di un messaggio sulla casella CEC‐PAC
 
•    il fascicolo elettronico personale del cittadino, uno spazio per la memorizzazione dei documenti scambiati con capacità minima di memorizzazione di 500 MB


Questi due punti aprono la mente a due importanti riflessioni. La prima sulla validità stessa della PEC, su cui il CEC-PAC si basa. Ricevere notifica su posta elettronica tradizionale (ed anche via SMS, come previsto da un servizio aggiuntivo del CEC-PAC) non fa decadere i principi di ricevuta di ritorno e busta firmata su cui si basa la PEC? La seconda riflessione è sul fascicolo elettronico (che in finale non è altro che il contenuto della casella PEC CEC-PAC), con spazio fissato ad un minimo di 500 MB. Quanto si impiegherà a saturare questo spazio? Prendiamo ad esempio le comunicazione di fascicoli comprendenti più immagini ad alta definizione. Dopo poche mail tale spazio sarà quasi certamente saturo. Di conseguenza il cittadino sarà costretto ad acquistare un primo ed indispensabile servizio accessorio, ovvero altro spazio. Per non dilungarci oltre su questo aspetto, è chiaro come chi si aggiudicherà la gara in questione non otterrà solamente i €50.000.000, ma anche gli introiti derivanti dall'insieme dei servizi accessori.
Ancora qualche riflessione.

Fra le righe del bando e dei requisiti relativi ai gestori del servizio, è previsto che l'aggiudicatario dovrà possedere una "Rete di sportelli fisici, in grado di garantire l'identificazione a vista del cittadino, come prevista dal DPCM del 6 maggio 2009, che assicuri un punto di accesso in almeno l'80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00″. Questo requisito appare non propriamente indispensabile e quantomeno eccessivamente stringente, visto che come emerge dal bando di gara, anche gli operatori stabiliti in Paesi, diversi dagli Stati membri dell'Unione europea, sono ammessi a partecipare alla gara e si qualificano alle condizioni di cui all'art. 47 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n° 163 - Codice dei contratti pubblici relativi a lavori forniture e servizi - e ss.mm.ii., purché si tratti di Paesi:

- firmatari dell'accordo sugli appalti pubblici che figura nell'allegato 4 dell'accordo che istituisce l'organizzazione mondiale del commercio (WTO), o

- per i quali, in base ad altre norme di diritto internazionale, o in base ad accordi bilaterali siglati con l'Unione europea o con l'Italia, è consentita la partecipazione dei propri operatori ad appalti pubblici a condizioni di reciprocità.

Ancora, all'interno dell'informativa ad esso relativa, il CEC-PAC viene definito come un servizio che "abilita e favorisce l'utilizzo di strumenti elettronici di identificazione certa ed univoca del cittadino per l'accesso ai servizi della PA". Ma come è possibile garantire con certezza che dall'altro lato ci sia proprio una determinata persona? Su questo argomento ci sarebbe da scrivere molto. Per completezza vi rimando ad un post scritto da Guido Scorza sul suo blog, relativo l'identità e le controverse normative a riguardo, dal titolo "PEC: comunicare è diverso da firmare... e l'identità è una cosa seria".

Per finire, un'ultima considerazione.

Nel DPCM del 6 maggio 2009 si legge all'art.3 comma 2 che "per i cittadini che utilizzano il servizio di PEC, l'indirizzo valido ad ogni effetto giuridico, è quello espressamente rilasciato ai sensi dell'art.2, comma 1. Ovvero la casella di PEC rilasciata dallo stato senza oneri per il cittadino. Di conseguenza sembrerebbe che ad avere valore legale siano solo le comunicazioni fra PA e cittadini che avvengano tramite CEC-PAC. Ed è a questo punto che sorge spontanea una riflessione. Con l'art. 16bis non si dava la possibilità di scegliere anche "o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali"? A questo punto le due cose vanno a cozzare, visto che per comunicare con le PA sembrerebbe possibile adoperare unicamente il CEC-PAC. E di contro, se anche fosse così, un cittadino che volesse certificare anche i messaggi di posta con altre persone, aziende, studi commerciali, ecc dovrebbe dotarsi di un'altra casella PEC o di un analogo indirizzo così come previsto dalla normativa? Insomma, ancora una volta risulta chiaro come la PEC alimenti una grande confusione. Non resta che attendere la data della gara, prevista prima per il 9 settembre 2009 e poi rinviata al 16 settembre 2009, per vedere come evolverà la favola della PEC, CEC-PAC.

2 Commenti | Permalink | Trackback
Tag: Brunetta  CEC-PAC  Governo  PEC
Segnala a                                      
Commenti
Alessandro Feltrin
Martedì 6 Ottobre 15:03

Più che un'evoluzione la CEC-PAC mi pare un tentativo maldestro di correre ai ripari vista l'assoluta "Inter-inoperabilità" della PEC con sistemi internazionali.
Mi spiego meglio.
Vista la modifica riportata sulla legge 2 del 28 Gennaio 2009, meglio noto come Decreto Anti-Crisi (http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09002l.htm - vedi art. 16 ai commi 6 e 8), tramite la quale si descrive come "alternativa legale" l'utilizzo di una normale casella di posta al posto della PEC (e questo vale sia per i professionisti che per la Pubblica Amministrazione), il progetto PEC sarebbe potuto almeno in parte naufragare.
Ecco allora spuntare la CEC-PAC. L'idea sembra essere la seguente:
- visto che non si può obbligare le imprese a corrispondere tra di loro con la PEC (non c'è interoperabilità con altri sistemi internazionali e spesso le imprese cooperano tra loro anche tra nazioni diverse dove la PEC non esiste), perchè non stabilire che l'obbligo venga ristretto alle comunicazioni tra il cittadino (o l'impresa) e la Pubblica Amministrazione Italiana?

Sembra troppo semplice, vero? Ma così facendo si riduce l'effetto "brutta figura" in quanto il progetto può sembrare in qualche modo "positivamente concluso".
E così hanno salvato Capra E Cavoli (CEC ...).

telespalla
Martedì 24 Novembre 16:46

Tralasciando considerazioni complessive sulla validità/opportunità della CEC-PAC, non credo che le due "importanti riflessioni" siano troppo importanti in quanto:
1. Notifica di ricezione su Posta Elettronica Tradizionale: Forse non mi è tanto chiaro il senso del "non fa decadere i principi di ricevuta di ritorno e busta firmata su cui si basa la PEC?" ma il ricevere una notifica su un canale diverso dalla CEC-PAC (che ovviamente fornisce tutte le corrette operatività gratuitamente, compresa la notifica di ricezione) non la ritengo necessaria, ed in quanto tale, correttamente assimilabile ad un servizio a pagamento accessorio;
2. Fascicolo elettronico personale del cittadino: Tutti i contenuti delle email ricevute su CEC-PAC possono essere memorizzate in qualunque modo il cittadino lo desideri (Hard Disk privato, cd/dvd, etc.) tuttavia, viene offerto "gratuitamente" dello spazio di memorizzazione online di capacità 500MB. Ritengo questo un buon valore aggiunto al servizio ed è gratuito, mi sembra corretto che tale spazio vada limitato (tutto ha un costo) e che, nel caso il cittadino lo ritenga particolarmente utile da volerne di dimensioni maggiori, lo paghi come "servizio accessorio".

Lascia un commento
Nome     Posta elettronica
URL       Ricorda informazioni personali
Commenti
   
Digita i caratteri che vedi nella immagine qui sopra.
Articoli simili

Indice principale
Archivi
Categorie