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PEC, un'anomalia solo italiana?
Pubblicato in Office World da Francesco Forestiero
Adesso la PEC è obbligatoria.
Anzi, per essere precisi, lo è già da qualche mese, e precisamente dal 30 gennaio di quest'anno, il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge n.2, il noto decreto anti-crisi. All'articolo 16 (commi 6, 7 e 8) del decreto di conversione, infatti, si legge che le imprese costituite in forma societaria, i liberi professionisti e le pubbliche amministrazioni, hanno l'obbligo di dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata.
Ma non si legge solo questo. Nel decreto di conversione c'è scritto anche che questi soggetti possono optare per un "...analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse...".

C'è quindi un'alternativa. Si possono scegliere altri sistemi per certificare le mail. E non solo la PEC. Ergo, non è la PEC ad essere obbligatoria, ma la "certificazione delle mail". A questo punto mi chiedo: come mai è stata prevista questa alternativa? E soprattutto, come mai quest'ultima frase è stata aggiunta solo in fase di conversione del decreto? Per spiegarlo, facciamo un passo indietro: alla fine dello scorso anno, quando in fase di lavorazione, il decreto legge anti-crisi (185/2008) sembrava dovesse sancire l'obbligatorietà dell'adozione di una casella PEC per professionisti, imprese e PA. È in questo periodo che sono sorte le prime polemiche, soprattutto da parte di numerose associazioni ed esperti che non vedono di buon occhio l'intero sistema PEC, privilegiando altri metodi di certificazione, come i certificati S/MIME (molto più diffusi e utilizzati nel resto d'Europa). In questa fase, uno dei più attivi sostenitori dei certificati S/MIME è senza dubbio l'associazione Cittadini di Internet, che si è fatta anche promotrice di una denuncia presentata alla UE.
A gennaio di quest'anno, il decreto anti-crisi viene convertito in legge ed appare la nuova dicitura: si possono utilizzare tecnologie alternative. Nella sostanza, l'intervento sembra aver rimosso l'obbligatorietà PEC (un'anomalia solo italiana - come è stata più volte definita) e imprese e professionisti possono servirsi di un indirizzo PEC ma anche di un analogo indirizzo di posta elettronica che certifichi l'invio e la ricezione delle mail.

Ma ora sorgono altri dubbi. Qual è meglio utilizzare: certificati digitali o PEC? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei due sistemi? Quali sono i costi? E come mai la PEC non viene utilizzata negli altri paesi europei ma solo in Italia? 

A queste, e molte altre domande, abbiamo cercato di dare una risposta concreta sul prossimo numero di Office Magazine, il mensile che ho la fortuna di coordinare e gestire da qualche anno, e che trovate in tutte le edicole dal 27 aprile. Abbiamo realizzato un dossier di ben 10 pagine tutto dedicato alla certificazione della posta elettronica. Una guida pratica su come installare ed utilizzare i certificati digitali con tutti i tipi di client di posta (Outlook 2007, Outlook 2003, Outlook Express, Windows Mail...). E non solo. Nello speciale troverete anche le interviste ai sostenitori dei certificati digitali e della PEC, gli approfondimenti tecnici e le delucidazioni giuridiche, le scadenze da rispettare e le offerte dei gestori PEC. E per finire, una sorpresa: acquistando il prossimo numero di Office Magazine avrete infatti in regalo un certificato digitale da utilizzare liberamente e gratuitamente anche per usi commerciali.

Esaminare praticamente il tutto in questa sede si tradurrebbe in un approfondimento incompleto e privo di informazioni importanti ed essenziali. Ciò che posso fare è consigliarvi di leggere attentamente il decreto di conversione e rimandarvi alla pagina dedicata alla PEC su Wikipedia, dove troverete sicuramente molte informazioni utili.

Vi lascio ricordandovi le scadenze e gli adempimenti previsti dal decreto:

Le imprese sono tenute a indicare il proprio indirizzo di PEC o sistema alternativo entro tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto;

I professionisti iscritti in albi o elenchi devono comunicare ai rispettivi ordini il proprio indirizzo PEC o sistema alternativo entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto;
 

Le amministrazioni pubbliche, qualora non abbiano provveduto, devono istituire una casella PEC o sistema alternativo e darne comunicazione al Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione.



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Tag: Certificati S/MIME  Certificazion  decreto anti-crisi  e-mail  imprese  PA  PEC  Posta Elettronica Certificata  professionisti
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Commenti
Darty Darty
Venerdì 1 Maggio 09:29

Beh, se l'obbligo è tra un anno se ne riparla tra un anno. Nel frattempo potrebbe succedere di tutto.

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