E' un dato di fatto difficilmente contestabile quello secondo il quale a quasi 4 anni dall'entrata in vigore della citata normativa la posta elettronica certificata - nonostante gli sforzi compiuti anche dal legislatore nel tentativo di diffonderne l'utilizzo - non è divenuta lo strumento di riferimento né nei rapporti tra pubbliche amministrazioni né in quelli tra privati. Da un punto di vista economico potrebbe dirsi che ci si trova dinanzi ad un classico fallimento di mercato. Le ragioni per le quali la posta elettronica certificata non si è, sin qui, affermata come standard di riferimento in un contesto che, pure, indubbiamente, avverte sempre di più l'esigenza di utilizzare gli strumenti telematici senza rinunciare alle tradizionali "garanzie" della posta cartacea, sono da ricercare, essenzialmente, nella circostanza che la posta elettronica certificata costituisce uno sistema incompatibile con ogni altro standard internazionale e che, pertanto, il suo utilizzo condanna l'utente ad un sostanziale isolamento in un mondo, ormai, globale... Lo stesso legislatore, d'altra parte, sembra essersi avveduto di ciò e, infatti, con il Decreto Legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con la legge 28 gennaio 2009, n. 2 ha, sostanzialmente, previsto - sebbene con formulazione infelice e perfettibile - l'equiparazione, almeno per quanto attiene ai rapporti tra privati, alla posta elettronica certificata di un analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che
certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle
comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse.
E' un buon inizio anche se la strada da fare per ricondurre il Paese fuori dall'isolamento nel quale la disciplina sulla PEC lo ha confinato è ancora lunga...
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