Si tratta di 63 pagine dense di tabelle, dati ed informazioni sulle centinaia di procedimenti pendenti in sede comunitaria nell'ambito dei quali il nostro Paese è chiamato a dar conto di quanto poco i nostri Governanti accettino di rispettare le regole dell'Unione Europea della quale ci ostiniamo a proclamarci membri.
Si potrebbe discutere per giorni del perché un Paese che si sia impegnato ad uniformarsi a certe regole comuni le disattenda poi in maniera pressoché sistematica.
E' un discorso che, tuttavia, ci porterebbe lontani dai temi che costituiscono il focus di questo blog.
Il punto che voglio affrontare è, perciò, un altro.
E' ammissibile che nel 2009, nella società dell'informazione, in un Paese come il nostro che ambisce - senza diritto - a definirsi civile, informazioni e dati pubblici di un simile rilievo per la vita democratica del Paese siano resi accessibili con modalità tanto arcaiche e primitive da richiedere ore ed ore di duro lavoro per riuscire ad afferrarne il contenuto?
63 pagine di .pdf, con tabelle e fogli scannerizzati con "orientamenti" diversi, privi di qualsivoglia strumento di indicizzazione, senza un solo ipertesto o link (e pensare che tutti i procedimenti elencati nei prospetti sono accessibili on-line dalle pagine del sito dell'Unione Europea) né alcuna possibilità di gestione elettronica dei contenuti? (cliccare per credere!)
Ci voleva tanto a rendere disponibile un database con un banale motore di ricerca e qualche decina di link?
La risposta e no.
Tutto ciò, però, non accade per caso.
Il punto è che l'inaccessibilità di certe informazioni pone il Palazzo lontano dallo sguardo indiscreto e dal controllo dei cittadini che, oggi, attraverso Internet potrebbero, in qualche click, rivedere molte convinzioni e posizioni sulle scelte di chi ci governa.
E' l'ignoranza del cittadino, da sempre, lo strumento preferito dal Palazzo per sottrarsi al giudizio anche solo politico.
L'accessibilità - e non già semplicemente l'ipocrita e falsa pubblicità - delle informazioni pubbliche diviene così un fattore determinante di democrazia ed è per questo che possiamo e dobbiamo esigerla.
Con l'Istituto per le Politiche dell'innovazione, pertanto, lanceremo nelle prossime settimane una campagna senza confini per rendere i dati pubblici effettivamente accessibili attraverso gli strumenti informatici così come, peraltro, il dimenticato codice dell'amministrazione digitale già da tempo imporrebbe.
Nei prossimi giorni, frattanto, pubblicherò sul blog un elenco delle numerose procedure di infrazione, delle condanne e dei procedimenti pendenti nei quali è coinvolto il nostro Paese in materia di IT e TLC...ho biosgno di tempo, purtroppo, perché ringraziando qualche burocrate di Palazzo occorre leggere riga per riga le citate 63 pagine...
Pubblico dovrebbe voler dire accessibile ma, nel nostro Paese, non sempre è così!