Il mese scorso ho presentato il mio ultimo libro - è, in realtà, una blog anthology - che potete scaricare gratuitamente qui e che si intitola "Processo alla Rete". Non è, tuttavia, di questo processo che voglio parlarvi ma, piuttosto, di quello che si sta celebrando, in queste ore, nei Palazzi della Politica.
I fatti parlano di più di mille parole: (A) a Palazzo Chigi, il Comitato tecnico antipirateria digitale e multimediale sta per elaborare - ignorando tutti gli appelli della Rete e senza essersi neppure preoccupato di studiare cause ed entità degli effetti del fenomeno - l'ennesima soluzione antipirateria; (B) a Montecitorio, la Camera dei deputati sta per approvare - nell'ambito del discusso disegno di legge sulle intercettazioni - una disposizione che obbliga i titolari di tutti i "siti informatici" - non chiedetemi di cosa si tratti! - a rettificare entro 48 ore eventuali contenuti diffamatori, sotto pena, in caso di inadempimento, di una sanzione che va da 15 a 25 milioni di vecchie lire. Esattamente come se un blogger fosse un giornalista. (C) A Palazzo Madama, il Senato ha appena approvato un disegno di legge che rischia di spegnere la Rete. Il principio è questo: se qualcuno pubblica un post in cui istiga a delinquere o fa apologia di reato, il ministro degli interni - ricevuta una non meglio precisata comunicazione dall'autorità giudiziaria - può ordinare agli ISP di rendere inaccessibile il contenuto in questione. Ragionevole, direte voi. Il punto è, tuttavia, che stante l'impossibilità di inibire l'accesso ad un solo post nell'ambito di un blog o di un solo gruppo su facebook, domani gli ISP, su ordine del ministro Maroni, si ritroveranno a rendere inaccessibile dall'Italia un interoi blog o, più semplicemente facebook.