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Supermarket della genetica.
Pubblicato in Legge&Web da Guido Scorza
Un bell'articolo di Marina Cavalieri su Repubblica.it di questa mattina mi ha spinto a curiosare in Rete tra quelli che non so definire diversamente se non Supermarket della genetica: laboratori di analisi o - peggio ancora - intermediari di laboratori di analisi italiani e stranieri che promettono di analizzare il DNA di chiunque voi vogliate per svelare tradimenti, fugare dubbi sulla paternità o, più semplicemente, rivelarvi ogni più intimo segreto di un individuo purché racchiuso nel sui codice genetico.

Tutto questo e molto di più, via internet, per corrispondenza anche attraverso casella postale, in forma anonima ed a prezzi stracciati con sconti famiglia o, piuttosto, comitiva.

Non ci avrei mai creduto se non avessi visto e letto con i miei occhi le offerte speciali, le modalità di richiesta e trasmissione dei campioni biologici così come dei risultati dei test, il look accattivante dei siti internet che pubblicizzano la commercializzazione di tali servizi, le informative sulla privacy pressoché inesistenti.




Guardate qui il "listino prezzi" di una di queste società e qui la richiesta di invio di un "kit omaggio" per il prelievo di un campione biologico con annessa informativa e richiesta di consenso privacy...se così può definirsi di un'altra società.

Davanti ad un tal ipermercato della genetica le mie certezze in fatto di diritto alla privacy vacillano.

Mi sembra di ricordare, infatti, che l'art. 90 del Codice privacy stabilisca chiaramente che " Il trattamento dei dati genetici da chiunque effettuato è consentito nei soli casi previsti da apposita autorizzazione rilasciata dal Garante sentito il Ministro della salute, che acquisisce, a tal fine, il parere del Consiglio superiore di sanità".

L'Autorizzazione generale al trattamento dei dati genetici rilasciata dall'Ufficio del Garante il 22 febbraio 2007, d'altra parte, non legittima certamente trattamenti quali quelli "commercializzati" on-line da decine di società italiane e straniere.

Ancora una volta, purtroppo, sembra che qualcuno creda che la Rete sia il farwest e che la virtualità costituisca una deroga all'applicazione a leggi, regole e principi.

Il problema non è nuovo in quanto il primo grido d'allarme era già stato lanciato dal gruppo dei garanti europei art. 29 nel documento di lavoro sui dati genetici adottato il 17 marzo 2004.

La preoccupazione che ispirava quel documento credo sia bene espressa in questa frase: "l'umanità non deve però essere ridotta alle sue caratteristiche genetiche, alla sua cartografia genetica, che in ogni caso non costituiscono la spiegazione universale ultima della vita umana".

Mi sembra inutile elencare le decine di norme violate nella commercializzazione dei servizi in vendita nei Supermarket della genetica e, dunque, con riserva di farlo nelle sedi più opportune, mi limito, per ora, ad augurarmi che il Garante intervenga senza ritardo a sospendere questo mercimonio del patrimonio genetico del quale, temo, nessuno di noi possa compitamente ipotizzare conseguenze ed effetti.

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