Bisogna fare un po' di chiarezza su quanto annunciato nei giorni scorsi da Microsoft in merito alle 20.000 righe di codice che hanno fatto il giro di tutte le testate giornalistiche del mondo; Microsoft non ha riversato parte del proprio codice di sistema all'interno del kernel di Linux, si tratta semplicemente di un'operazione atta a migliorare il supporto di Hyper-V per ambienti Linux, ovvero macchine virtuali create all'interno dell'hypervisor con distribuzioni Linux come guest OS. Tutto ciò migliora il già solido ambiente di Hyper-V, e di fatto consente ai clienti di avere una possibilità in più per scegliere questo sistema di virtualizzazione. Microsoft fa un passo azzardato, accettando una licenza come la GPLv2, tipica del mondo opensource, e mettendosi in gioco in un settore in cui ha detto poco ad oggi: voglio ricordare che mentre Microsoft promuove il suo Hyper-V, VMware sta già pensando al data center con vSphere e Citrix si sta posizionando al meglio sul mercato. I nuovi driver dovrebbero consentire un accesso diretto al VMbus, una delle parti fondamentali dell'architettura software dell'hypervisor, e migliorare le prestazioni delle virtual machines. Penso che il tutto si possa vedere, in ottica VMware, con i VM tools, che altro non fanno che rendere disponibili alcune funzioni all'interno delle macchine virtuali.
Tutti hanno gridato alla rivoluzione, personalmente lo vedo come un passo importante, ma molto teso ancora verso un prodotto chiuso come Hyper-V (e di poco vantaggio per la comunità opensource), che, per la verità, nasce già "vecchio", con diverse carenze e delle performance che da alcuni benchmark non sembrano paragonabili al resto del mercato: considerate che VMware oggi è in qualsiasi azienda, la strada per Microsoft non è così facile. L'azienda che si sta muovendo meglio nel settore è sicuramente Citrix, il suo XenServer inizia a far parlare le aziende e rappresenta già una valida soluzioni in molti ambienti dove VMware è "sprecato".