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Social networks, quale influenza sul mercato hosting e sugli utenti?
Pubblicato in Hosting World da Stefano Bellasio
Ne abbiamo già discusso altre volte, e qui su Techblogs, ci sono altri "colleghi" che hanno approfondito il cambiamento che i social networks stanno apportando alla rete, sia dal punto di vista sociale sia da quello tecnico. Lo spunto per tornare a parlare della questione è un post di Techcrunch che parla dell'arrivo imminente, per Facebook, di un url identificabile e utilizzabile per il singolo utente del social network, non avremo più insomma un id corrispondente a quello di registrazione nella querystring, ma un indirizzo semplice che ci permette di accedere direttamente alla pagina di quella persona, come avviene per altro su altri strumenti come Twitter, dopo capiremo però quali sono le differenze.

Dal modello del free blog al social networking, quale spazio per i comuni siti?

Se noi fossimo degli hosting provider di livello mondiale, allora sarebbe necessario guardare con molta attenzione l'evoluzione della rete in questi strumenti: fino a pochi anni fa l'unico modo per creare un proprio spazio all'interno del web era avere uno spazio web, realizzare una pagina web o un sito, e pubblicare i propri contenuti. I Blog hanno modificato questa visione, si è passati a strumenti semplici, e si è eliminato il problema del "sottostrato hosting" necessario con la nascita di servizi di freeblogging, come Wordpress.com. Una prima fetta importante di clienti si è allontanata dalla necessità di avere un dominio personale e un sito web, e i motivi sono tutti a loro favore, servizi molto conosciuti, possibilità di inserire file e immagini, e in ultimo, un'indicizzazione comune a qualsiasi altro sito web in hosting.

L'avvento del social networking ha per molti punti di vista peggiorato questa situazione: se i blog sembrano anch'essi soffrire per la presenza di questi nuovi strumenti sociali, il comune servizio di hosting è qualcosa che con loro diviene, per molti, ancora meno necessario, e con interventi come l'ultimo citato di Facebook, questi si trasformano in una piccola rete nella rete, con vantaggi considerevoli: se cercare qualcuno su Twitter sapete bene che potrebbe aver scelto un nome di fantasia, se cercate qualcuno su Facebook allora potete usare subito il suo nome e raggiungere quel che possiamo definire un mini sito personale, più utile per molti rispetto ad un blog, e più facile da gestire. Insomma, la logica di molti potrebbe essere "perchè comprare un hosting e un dominio, quando posso usare questi strumenti che mi offrono tutto?"; ovviamente non per tutti è così, ma bisogna tenere conto che in questo modo al mercato viene sottratta una grossa porzione di potenziali clienti.

Chi continua a comprare hosting e come incentivare il settore

Come dicevo, non tutti hanno intenzione di affidarsi completamente ai servizi online, per cui l'acquisto di spazi web e domini sarà ancora un'attività redditizia per molto tempo: il calo riguarda però solamente lo shared hosting, pertanto le soluzioni vanno trovate in questo specifico settore. Da diverso tempo i provider hanno iniziato ad offrire la possibilità di installare scripts in un click, creare siti online con editor visuali lato web, e hanno migliorato la gestione grazie ai pannelli di controllo sempre più simile ad un desktop.
Se questo sia sufficiente è relativo: man mano che queste soluzioni vengono adottate da tutte le compagnie, diminuisce il vantaggio competitivo per il singolo provider. La soluzione, dal mio punto di vista, è continuare a puntare sulla bontà di avere un dominio dedicato, un aspetto che costringe ancora l'utente ad acquisire uno spazio a cui collegarlo, e a valorizzarlo differentemente da quanto fa con il proprio social network preferito.

Ma l'idea è anche quella di proporre degli esempi concreti di utilizzo dei propri spazi hosting, non limitare insomma una compagnia alla sola vendita, ma includere anche guide ed esempi di come si potrebbe utilizzare un sito web, di quali vantaggi porta e confrontarlo con altri servizi: teniamo sempre presente che andiamo a prendere un target spesso non tecnico, spaventato magari dalla necessità di dovere registrare un dominio.

Domini e futuro dell'hosting

Cosa succede se i nomi a dominio divengono prerogativa anche di colossi come Facebook? La piattaforma, al pari di altre, potrebbe decidere di imporre il pagamento per un url nella forma del nome a dominio, o per la registrazione di un vero e proprio dominio collegato al proprio profilo. Si tratta ovviamente di un panorama che nessuno può immaginare ora, ma che si complica se pensiamo che a questi nuovi concorrenti, si potrebbe aggiungere anche Google, con i suoi numerosi servizi: già oggi la compagnia permette di registrare un dominio.
Il futuro dell'hosting cambia direzione, se non ora, a breve: si passa dallo shared hosting a servizi più complessi, non erogabili da altri servizi gratuiti nel web. Non a caso penso che ci sia un aumento nelle vendite di VPS e dedicati, utenti che vogliono creare servizi più complessi e che necessitano di strumenti, ovviamente, più potenti.

Già oggi il settore shared rappresenta per molte aziende "un peso", per via della sua difficoltà nella gestione. Ci sono buone probabilità che questo prodotto venga sostuito nei prossimi anni o scompaia dal mercato. Rimane evidente, per qualsiasi azienda che operi nel settore hosting a livello mondiale, che sono necessarie nuove idee e strategie per promuovere la necessità e l'utilità di avere un proprio spazio riservato, slegato da qualsiasi servizio online.



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Tag: domini  hosting  social network
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