La stampa le ha sempre dedicato poco spazio, anche quella specializzata, solamente negli ultimi anni si è compreso a fondo il ruolo di un'associazione come ICANN nel panorama mondiale e nel ruolo di "sviluppatore" della rete Internet. Se fino a due o tre anni fa l'ICANN era per lo più l'ente dei domini, della regolamentazione e dell'introduzione di nuovi TLD, oggi l'associazione no-profit è qualcosa di più, ha avuto a che fare con nuove sfide, dal problema della registrazione "folle" di domini a scopo di lucro (il cybersquatting e il typosquatting), al problema della registrazione di marchi registrati, fino alla chiusura di provider accreditati che non sempre si sono comportati secondo le regole.
E poi? Beh, Internet è divenuta "grande", i domini non sono più uno strumento di nicchia, se ne registrano a milioni, c'è chi specula su di essi e chi punta al migliore dominio per rivenderlo nella speranza di divenire ricco a breve; insomma ICANN si è trovata, da un giorno all'altro, a discutere di progetti complessi, come l'introduzione di nuove estensioni (TLD), andando a scontrarsi con problemi che non sembra saper risolvere da sola. Tutto ciò per capire che oggi l'associazione no-profit gioca un ruolo centrale nel web e nel suo sviluppo, tanto da attirare l'attenzione anche del commissario europeo Viviane Reding, che nell'intervento abituale rivolto ai cittadini europei ha voluto auspicare una ICANN più libera, meno americana (ICANN esiste da più di 10 anni ma è sempre stata sotto il controllo USA) e soprattutto con una conformazione privata. Si insomma, la Reding vorrebbe approfittare della fine dell'accordo con il dipartimento americano del commercio USA il 30 Settembre per far rinascere già dal 1 Ottobre una ICANN privata, con commissari al suo intero di tutti i continenti, e con la possibilità di organizzare in futuro un G12 che decida quali cambiamenti apportare al suo interno e come procedere nello sviluppo del web.
ICANN da sempre è una associazione fortemente americana, e proprio per questo si sente il bisogno di guardare anche al resto del mondo, ormai completamente raggiunto da Internet. Ma il fatto di rendere privato questo ente mi pare debba essere discusso con calma: sebbene lo stesso commissario europeo abbia intenzione di affiancare ad essa una squadra di persone che vigilino sull'operato del nuovo ente privato, è chiaro che una forma privata la esporrebbe a maggiori pressioni esterne, soprattutto del mondo delle compagnie tecnologiche, dalle telcos fino ai colossi come Google, o come Microsoft e IBM. Bisogna considerare che è bastata la bozza del piano di introduzione dei nuovi TLDs per scatenare una serie di commenti provenienti anche da importanti aziende del settore, interessate a dire la loro su una rivoluzione che potrebbe favorirle ma al tempo stesso danneggiarle. Sembra quindi scontato che allontanarsi dagli USA è un diritto per il resto del mondo ad avere una associazione centrale a cui fare riferimento, slegata dagli interessi di un singolo paese, ma non appare altrettanto chiaro come un simile ente possa essere privatizzato, continuando a mantenere l'affidabilità che dovrebbe garantire nel giudizio dei singoli problemi e nella scelta di introdurre delle riforme nella rete.
Mai come ora penso che sia giusto ricordare che il DNS è Internet, e il sistema DNS si base completamente sui nomi a dominio, questi saranno lo strumento che utilizzeremo anche fra 10 anni nella rete ed è giusto che siano essi ad avere il maggiore spazio nelle discussioni su come sviluppare la rete. Nel frattempo si attende un segnale dagli USA, da Obama soprattutto, che alla rete e a Internet dovrebbe essere particolarmente interessato.