Scoppia in Italia il caso del neo-nazismo virtuale. Un gruppo di
"musicisti" i cosidetti 99 Fosse (tra l'altro ancora visibili e
leggibili online)
è passato alle cronache fino a diventare oggetto di dibattito di una
intera plenaria parlamentare. Le dichiarazioni di sdegno si sono
succedute. Veltroni ha chiesto l'intervento del Ministero degli Interni
affinchè possa garantire la legalità anche su mezzi,
come Internet, capaci di diventare il modo per diffondere idee
bandite dalle leggi e dalla coscienza civile degli italiani. Su questo
punto, giustamente, gli fanno da eco tutti (o quasi) i parlamentari. A
questo punto però la questione diventa più che delicata. Innanzitutto
permettetemi di sottolineare il personale stupore verso questa
faccenda. E' dall'alba della rete che un certo tipo di informazione
politica circola liberamente. Come afferma Roversi in suo noto saggio
la rete è piena zeppa di informazioni che inneggiano all'odio e alla
violenza razziale, basta fare un giro su un qualsiasi portale di
ricerca per leggerne, vederne ed ascoltarne di tutti i colori, anzi di un solo colore, ovviamente il nero. Indymedia già nel lontano 2002 fornì un archivio piuttosto consistente.
La palla ora passa ai giudici per quanto riguarda la questione dei 99 Fosse, ma nei siti, nei blog e nei forum si è scatenata la bagarre e il fenomeno più che restringersi sta dilagando. La gatta da pelare è però piuttosto complessa. In Italia esiste già una normativa circa l'apologia al nazismo e al fascimo, la "legge Scelba", che risale al 1952 e che all'art. 4 sancisce:
"fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche"
Ma
è l'unica normativa esistente che con la trasformazione della società
in senso tecnologico non è più applicabile per via di numerosi ragioni,
in primis l'impossiiblità di poter intercettare e censurare i
migliaia di siti, blog e quant'altro commettono reato di apologia al
fascimo e al nazismo. Appare evidente quindi cominciare una seria
riflessione circa la circolazione di un certo tipo di informazione che
già di per sé è reato. Le proposte sono molteplici. C'è chi propone di
istituire un osservatorio parlamentare permanente che sorvegli la rete
su temi di rilevanza collettiva mentre chi - per abitudine politica -
fa di tutta l'erba un fascio e propone di limitare in generale la
libertà di far circolare le informazioni in rete. In breve, si procede
lungo un contiuum che va dalla censura al controllo. E'
dunque aperto il dibattio, a noi non resta altro che contribuire alla
riflessione indicando possibili scenari e sdengarci chiedendoci
nuovamente ed ininterrottamente: "Se questo è un uomo"